Terza Generazione
Minichì
Il Topino Erminio

Nella cantina buia di un’antica casa ai bordi del Bosco dei Platani, proprio dove la muffa emanava un buon sapore di sporco, dove la scopa e lo spazzolone non riuscivano mai ad arrivare, c’era la tana di una comunità di topi.

Da tante generazioni le famiglie si erano susseguite abitando nel profondo della casa imparando a difendersi dai gatti residenti al piano superiore. La loro tana aveva l’ingresso talmente minuscolo da costituire una solida barriera. Solo talvolta la furbizia e gli eterni appostamenti avevano portato effetti luttuosi.

La comunità era gestita dal più anziano. Era lui a decidere il momento opportuno per procurarsi il cibo. Sanava le divergenze e i conflitti, metteva pace tra i contendenti, talvolta incutendo anche paura. Tutti avevano timore di lui, si narrava come in un combattimento avesse perfino messo in fuga un gatto mordendolo ad una zampa. Nessuno si era mai azzardato a disubbidirgli.

Quando nacque Erminio, il suo primo nipote, tutti si congratularono con lui; sarebbe cresciuto al suo fianco, diventando forte e astuto quanto lui. Alla fine avrebbe preso il suo posto.

Il piccolo Erminio trotterellava al suo fianco, facendo tesoro delle parole e degli atteggiamenti del nonno anche quando, uscendo dalla tana di soppiatto, si guardava attorno per comunicare il segnale di via libera agli altri.

Tutti i topini rispettavano il piccolo Erminio, lo guardavano con una certa soggezione, in futuro sarebbe stato lui il loro capo.

Così la vita trascorreva lenta e senza problemi nella cantina buia fino ad una notte quando all’improvviso si abbatté un violento temporale; lampi, tuoni e un forte Vento si susseguirono fino al mattino facendo sbattere le finestre della casa.

Quando la comunità si svegliò, qualcosa nella cantina buia era cambiato: in mezzo al pavimento scuro era nato qualcosa di inconsueto. Tutti i topi se ne accorsero ma senza osare avvicinarsi. Solo il nonno e subito dietro Erminio, si accostò lentamente fermandosi ad una certa distanza esaminando con attenzione quello strano fenomeno; sembrava un oggetto conficcato di traverso, una lunga spada che, partendo dalla finestra in cima alla parete, si infilava nel pavimento.

Erminio non aveva mai visto nulla di simile, guardava con stupore e meraviglia. Il nonno invece scosse la testa, girò a lungo attorno a quello strano fenomeno. Come rientrarono nella tana, gli altri topi si fecero incontro, chiedendo la ragione.

«Da tanto, tanto tempo non assistevo ad un simile fenomeno» spiegò il nonno scuotendo la testa. «L’ultima volta successe tanti anni fa, quando ancora seguivo mio padre.»

I topi erano impauriti, si guardavano tra di loro chiedendosi di che cosa si trattasse.

«É la luce, un raggio di Sole!» esclamò il nonno scandendo lentamente le parole. «La luce è una malattia, nessuno può avvicinarsi senza rimanerne ferito. C’era un tempo in cui la cantina era colma di queste lance e tanti di noi ne rimanevano contagiati; una volta colpiti, mettendo le zampine sugli occhi, sbandavano a lungo, urtando ogni oggetto attorno a loro. Si aggiravano per la cantina barcollando, finché arrivavano i gatti a catturarli e li portavano via.»

I topi si guardarono atterriti.

«É la luce, tra le più grandi malattie, non ci si può avvicinare senza rimanerne affetti.»

Il silenzio avvolse la cantina e tutti i topi consapevoli della gravità della situazione. Vennero disegnati i confini e stabilito un formale divieto anche solo di avvicinarsi. Se qualcuno fosse rimasto contaminato, sarebbe stato esiliato per sempre. Era una pena terribile venire allontanato, cacciato via per sempre attraverso il grande sasso nella parete custodito da una sentinella sempre armata. A memoria di topo nessuno era mai stato esiliato e il grande sasso, l’accesso verso il mondo sconosciuto, non era mai stato spostato.

 

                        * * *

 

I giorni si susseguivano lenti. Era stata creata una barriera alla luce e mentre il nonno osservava severamente da lontano, nessuno osava avvicinarsi. Erminio, sempre al suo fianco, controllava a sua volta, spesso rivolgendo domande sulla natura di quella spada, come mai fosse capitata tra di loro.

«Si tratta del nostro destino, mio caro nipote» asserì il nonno. «Talvolta succedono situazioni appositamente per metterci alla prova, per constatare quanto forti siamo nel resistere. Sono i gatti a inviare queste spade di luce in modo da rimanerne contagiati per poi venire a catturarci.»

Il nonno guardò con severità Erminio, ricordandogli come anche lui nel futuro avrebbe potuto trovarsi di fronte a situazioni del genere. «I gatti vogliono prendere il possesso della cantina. Sono là dietro alla porta pronti a portarsi via chiunque si avvicini.»

Il tempo passava, Erminio pensava molto alla luce. Aveva paura ma era anche affascinato da quella spada conficcata nel pavimento. Durante il lavoro, quando i topi uscivano tutti insieme, la spada sembrava illuminarsi ulteriormente; piccole particelle di polvere entravano e ballavano per cadere poi lentamente per terra.

Erminio osservava quello strano gioco con curiosità e stupore. Talvolta, quando tutti dormivano, metteva fuori il muso dalla tana. Strisciava lentamente rimanendo attaccato all’ingresso con lo sguardo proteso verso la luce. Desideri strani gli passavano per la testa, ma non poteva confidarli ad alcuno; pensava a come sarebbe stato bello se la spada fosse diventata più grande, chissà quanti altri giochi di luce sarebbero potuti avvenire al suo interno.

Un giorno, dal buco della finestra, volteggiando a lungo in mezzo alla spada di luce, entrò un’ombra inconsueta. Si trattava di un piccolo animale con le ali, una farfalla spaventata; rimaneva attaccata alla luce come se da lei prendesse vita. Roteò a lungo a spirale.

Erminio la osservo in tutti i suoi movimenti, la vide illuminarsi entrando nel cono di luce. Non era come i granelli di polvere tutti grigi. Aveva tanti colori, tutti diversi tra di loro. Avrebbe voluto fermarla, chiederle da dove venisse, ma non ne ebbe il tempo. Come era giunta, così scomparve infilandosi nel medesimo buco della finestra.

Erminio pensò a lungo a quei colori splendenti, era stata la luce a farli vivere. Quanto gli sarebbe piaciuto osservare un’altra volta quello strano animale con le ali. Attese a lungo, ma non rientrò più nella cantina.

Erminio non si dava pace, aveva visto qualcosa di bello e adesso doveva rinunciare. Forse era stato il cono di luce a creare i colori, forse se lui stesso fosse entrato, sarebbe divenuto tutto colorato come quello strano essere. Ma era proibito, non poteva certo trasgredire agli ordini, aveva delle responsabilità al riguardo; un giorno sarebbe stato proprio lui ad impedire azioni del genere, a evitare che gli altri topi contraessero quella brutta infezione, venissero poi catturati e portati via dai gatti.

Il tempo scorreva e la spada di luce rimaneva sempre al suo posto. Erminio non riusciva a smettere di pensare allo strano essere colorato, era diventato un’ossessione.

Un giorno cominciò lentamente ad avvicinarsi; vicino, sempre più vicino, oltre le barriere, fino quasi a sfiorarla. Si guardò attorno, non c’era alcuno a spiarlo. Non poteva accadere nulla di particolare se si fosse azzardato a porre all’interno una zampina, solo una zampina.

Lentamente la fece scivolare in mezzo alla luce per verificarne il cambiamento. Rimase però deluso, non c’erano i bei colori di quel piccolo animale con le ali, la sua zampina rimase tristemente grigia. Forse una sola zampina non era sufficiente, fece quindi scivolare anche l’altra, poi la coda ed infine entrò completamente volgendo lo sguardo verso la finestra. Rimase abbagliato, incapace di vedere alcunché; iniziò a traballare, a sbattere contro le pareti, provocando rumore, fino a svegliare gli altri topi. Uscirono tutti dalla tana e raccolsero il piccolo Erminio.

Dovette attendere molto tempo prima di tornare a vedere, per scoprire davanti al suo, il muso del nonno e il suo cipiglio. «Hai disobbedito! Proprio tu, mio nipote, colui che avrebbe dovuto sostituirmi un giorno, hai osato infrangere le direttive stabilite!»

Non fu perdonato e il giorno dopo venne accompagnato davanti al grande sasso. Il nonno, per la vergogna, non si recò neppure a salutarlo. Erminio avrebbe voluto morire ma non aveva altra scelta; non ebbe neppure il tempo di guardarsi indietro perché venne spinto fuori e subito il grande sasso fu richiuso.

 

                       * * *

 

Percorse uno stretto cunicolo, lentamente, mentre i suoi occhi si abituavano progressivamente alla luce. Un passo per volta, esitava con lunghe soste mentre gli sembrava di sentire già quella malattia dentro di lui iniziare a corroderlo. Si rialzò e riprese il cammino finché più niente rimase a ostruire la visuale, non la cantina, neppure i muri; non c’era più niente.

«Ma che posto strano è mai questo?» sussurrò con grande spavento.

Dov’era il soffitto e i muri a sostenerlo? Non aveva mai visto una stanza così grande le cui pareti erano talmente distanti da non riuscire neppure a individuarle. Rimaneva in piedi senza bisogno di alcun sostegno. Scorgeva solo il blu e tanti piccoli batuffoli bianchi muoversi lentamente.

Dopo aver chinato lo sguardo per il fastidio causato dalla luce, pensò che forse la malattia ormai aveva iniziato a consumarlo senza rimedio. Preso dalla paura, entrò in quella enorme stanza senza confini e corse a lungo, prima appoggiato al muro della casa da dove era uscito, poi lontano, cercando di lasciarsi dietro l’impressione di venire presto catturato.

Corse fino a trovare un grande albero pieno di tanti rami e foglie che si muovevano. Lo sapeva, erano colorate, ma non aveva il coraggio di guardarle, doveva tenere gli occhi chini verso terra.

Nel grande albero trovò un piccolo buco e si infilò dentro. Il cuore pulsava velocemente mentre si stava chiedendo quanto tempo sarebbe trascorso prima che la malattia riuscisse ad impossessarsi e distruggere il suo corpo. Se ne stette a lungo rinchiuso nel buco tremante dalla paura con gli occhi coperti dalle zampine riflettendo sul triste destino di trovarsi in un mondo sconosciuto, pieno di strane malattie.

C’era un’altra spada di fuoco là fuori, appesa all’invisibile soffitto; era lei a produrre quella potente luce, tanto risplendente da rischiarare l’immensa stanza. Si stava spostando lentamente svelando la sua intenzione di illuminare tutto sotto di sé, perfino gli angoli più nascosti. Presto sarebbe giunta anche nel suo nascondiglio e per lui non ci sarebbe stata alcuna via di fuga. Attese con rassegnazione la fine.

Quando la luce lo colpì, al contrario di presunti dolori lancinanti in tutto il corpo, inaspettatamente, iniziò a sentire una inconsueta e gradevole sensazione di calore. Stette immobile, aggrappato alla parete, mentre la sensazione invece di diminuire, andava aumentando. Era davvero strano come la morte a causa di quella strana malattia fosse preannunciata da una tenue, dolce sensazione di benessere.

Era incerto sul comportamento da tenere, non sentiva dolore alcuno. Mosse qualche passo per comprendere. Era davvero gradevole. Se fosse suo destino giungere alla fine della vita, tanto valeva riscaldare non solo la sua schiena, ma anche il petto e il muso.

Si volse dalla parte opposta. Quando il calore della luce avvolse il petto e la pancia, le orecchie si abbassarono dalla gradevolezza e dal piacere. Non gli sembrava di essere affetto da una qualsivoglia malattia anzi, al contrario, non si era mai sentito così bene.

Tolse le zampine dagli occhi e lentamente, si avvicinò alla soglia. «Oh…» esclamò con meraviglia. «Ma dove mi trovo? Che mondo strano è mai questo?»

La campagna attorno, fin dove riusciva a vedere, era colma di tantissimi colori, difficilmente ne trovava uno simile all’altro; c’era il prato, i grandi alberi vestiti a festa, gli animali a spasso e in volo, tutti vivevano insieme sotto la luce, senza ammalarsi. Era scomparso quell’unico odore stagnante di muffa della cantina, tanti invece erano i profumi e si muovevano appositamente per essere annusati. Il Vento li trasportava da una parte all’altra dell’immensa stanza.

Mise il naso fuori dalla tana e aspirò profondamente. Le orecchie si abbassarono di nuovo dal piacere.

Vedeva i gatti, appoggiati ad un altro albero, abbastanza distanti da non costituire un problema, a loro volta sdraiati per godere della luce. Se si fossero avvicinati, sarebbe riuscito a fuggire rientrando nel buco.

Tutti si esponevano alla luce senza ammalarsi; così anche il piccolo Erminio si sedette, appoggiandosi alla base dell’albero.

«Ma è tutto sbagliato!» esclamò ridendo tra i baffi. «Si sta bene qui fuori, non c’è alcuna malattia. É molto meglio rispetto al buio della cantina, devono saperlo, così usciranno a loro volta per godere della luce. Non è una malattia.»

Si avvicinò lentamente al buco nel muro dove la spada di luce stava ancora entrando. Prese una grande foglia e vi scrisse un messaggio per la sua gente: «Non c’è alcuna malattia, c’è un mondo pieno di luce, di colori, di profumi qui fuori. Uscite anche voi, non dovete avere paura.»

Il messaggio dondolò a lungo volteggiando nella cantina buia e andò a posarsi proprio davanti all’ingresso della tana della comunità. Corse velocemente verso il grande sasso da dove era uscito. Attese a lungo finché si aprì, ma vide uscire solamente la stessa foglia con un nuovo messaggio indirizzato a lui, prima di richiudersi nuovamente.

«Non riusciamo a capire perché ci spingi ad uscire per contaminarci, forse si tratta della vendetta per averti cacciato? La disobbedienza va punita sempre! Ma forse stiamo sbagliando, la strana euforia è l’effetto del contagio avvenuto.

«Noi non possiamo fare niente, il tuo destino si compirà trafitto dalla spada di luce; speriamo possa avvenire senza troppa sofferenza.

«Ma forse, se lo desideri e provi ancora affetto per noi, puoi aiutarci contro la malattia intrufolatasi dalla finestra. Chiudi il buco dal quale entra la spada, in modo da fermare il contagio. Potremo così continuare la nostra vita senza più alcun pericolo.»

Il topino Erminio, rilesse più volte. Non riusciva a comprendere la ragione per cui non credessero alle sue parole. Non aveva forse vissuto tra di loro per tanto tempo? Non avrebbe dovuto un giorno diventare il loro capo?

Troppa ormai era la distanza a separarlo dalla sua gente. Forse avrebbe potuto insistere inviando un altro messaggio per convincerli. Ma, ne era certo, avrebbero risposto nello stesso modo. Avrebbe potuto aprire un varco più esteso verso la cantina e fare entrare più luce in maniera potessero capire. Ma sarebbero morti dallo spavento, ancora prima di accorgersi della bellezza.

Abbassò le orecchie, prese un piccolo legno lì vicino, si avvicinò al buco e lo tappò. La spada di luce smise di entrare in cantina. Erminio tornò verso il suo buco, si sedette sulla soglia della nuova tana guardando fuori, emettendo un lungo sospiro.

«Quando scende la sera, io vi ho visto giocare, salire alti nel cielo e confondervi con le stelle. Vi ho visto parlare con la luna, sognare mondi lontani da chiamare casa. Ho condiviso le vostre pene, le vostre vittorie, ho ascoltato le vostre favole. Quando guarderete questo mondo con tristezza, sarà lo stesso anche per me. Quando partirete per il nuovo mondo, io vi seguirò.»
1. Carolina la Formica
 
2. Il Topino Erminio
 
3. La Robinia Solitaria
 
4. Minichì lo Spiritello
 
5. Cigolo il Nocciolino Rosso
 
6. Gino il Pesciolino del Fosso
 
7. Giacinto il Grillo
 
8. L'albero Amilcare
 
9. Arturo il Lombrico
 
10. Camillo il Bruco
 
11. Lauretta la Bambina del Bosco
 
12. Beniamina la Lucertola
 
13. La Nuvola Molly
 
14. La Scelta
 
15. Spicchio il Castoro
 
16. La Pignetta Serafina
 
17. Rita la Gocciolina d'Acqua
 
18. Gigi e Damerina la Farfalla
 
19. Ranolina la Piccola Girina
 
20. Billy il Canarino
 
21. Rodolofo e Emma
 
22. Giovannina la Tartaruga
 
23. Samira la Locusta
 
24. Bliss la Biscia d'Acqua
 
25. Meraviglia
 
26. Laura e Davide, la Prima Favola
 
27. I Bambini
In seguito alla Grande Divisione, un antico mondo si è frantumato e gli animi dei suoi abitanti sono stati scagliati via lontano. Molti di loro, ignari della provenienza, vivono al nostro fianco.
Il terzo libro a completare la saga del Bosco dei Platani è costituito da una raccolta di poesie in dodici capitoli ognuno dei quali mostra uno step nel personale percorso per ottenere un’anima limpida. Solo a queste condizioni si può diventare abitanti del Bosco dei Platani.
Abbiamo iniziato camminando insieme, seguaci della fantasia, senza correre. I ricordi senza tempo nascosti nel buio sono strani pensieri che ci guidano. Teniamo in vita un sogno, mano nella mano, mentre l’anima si sovrappone fino alla fine della strada.
Il cammino alla scoperta di sé stessi, all’apparenza incomprensibile e senza fine, si svolge in solitudine in una spirale di emozioni, tra paura, depressione ed esaltazione.
Il termine del percorso condurrà fatalmente allo stesso istante della partenza. Noi sconfitti, emarginati, rinnegati dal tempo, siamo fiori coltivati sulla soglia dell’infinito.
Presentazione - Incipit
Favole - Bosco dei Platani
Bosco dei Platani
Blues Ale Publishing
Settembre 2023

Cartaceo
ISBN 979-12-81450-04-2
Pagine 331

Prezzo indicativo: € 15

E-book Kindle
ISBN 979-12-81450-06-6
Prezzo indicativo: € 3


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