Domenico Corna

 

 Prima Generazione - Oltreoceano

                 Capitolo Ottavo

 

Il viaggio verso gli Stati Uniti fu piuttosto agitato. Marì non aveva mai volato su un aereo di linea e si sentiva in ansia per trovarsi ad un’altitudine così elevata. Le veniva in mente il piccolo aereo di Trill, un piccolo giocattolo nei confronti di un paese viaggiante denso di tecnologia.
Crooked invece si sentiva a suo agio, viaggiare in aereo era sempre stata una consuetudine nella sua giovinezza. Raccontò della sua famiglia e dei conflitti con suo padre riguardo al proprio futuro. Quando se n’era andata, sbattendo la porta, gli aveva giurato di non tornare mai più prima di avere realizzato le scelte desiderate per la sua vita.
Quando giunsero in aeroporto, prima di sbarcare, l’hostess chiese di essere seguita accompagnandole verso un’uscita riservata. Un mezzo aeroportuale le condusse verso un’altra pista ai margini, dove un aereo aveva già i motori accesi.
Marì era frastornata. Aveva sentito di un controllo simile ad un interrogatorio per poter entrare nella nazione, invece nessuno le aveva chiesto nulla. Solamente davanti alla scaletta d’accesso all’aeromobile, un uomo in divisa con un sorriso le chiese di mostragli il passaporto. Si ritrovò su un aereo più piccolo simile al salotto buono di una villa. Quattro poltrone in pelle erano rivolte verso il centro dove su un tavolino facevano bella mostra giornali e riviste.
L’hostess le chiese se desiderasse mangiare ma Marì non aveva fame. Dopo il decollo le fu allora offerto un bicchiere di spumante. Crooked era al telefono con la mamma mentre l’aggiornava sulle condizioni del padre. Il suo volto preoccupato stava a dimostrare la gravità della situazione.
Dopo qualche ora atterrarono su una pista privata dove un’automobile era in attesa. Ci vollero pochi minuti per giungere al ranch. La proprietà aveva un ingresso importante con telecamere e personale di sicurezza. Un alto muro la circondava mentre uomini a cavallo perlustravano i confini.
Marì era stupita non si sarebbe mai immaginata di vivere una simile situazione. Quando giunsero a destinazione le parve di entrare in un paese. La casa padronale era illuminata e proiettava la sua luce a molta distanza.
Crooked corse verso la casa mentre la mamma stava uscendo. A lungo si abbracciarono poi entrarono insieme. Il padre non aveva molte speranze, ormai si trattava di qualche giorno.
Marì si tenne da parte sedendosi sotto il porticato prima dell’ingresso. Altra gente era seduta poco distante e stava parlando della situazione. Dicevano come presto tutto sarebbe mutato nel ranch, dovevano essere pronti ad ogni evenienza.
Dopo qualche istante dalla casa uscì Crooked, aveva il volto umido. «Scusami se non posso farti compagnia stasera. Voglio stare accanto a mio padre.»
Marì la rassicurò. Chiese solo il favore di essere accompagnata in un hotel. Il giorno dopo sarebbe tornata.
Crooked rise e si diresse da un distinto signore di una certa età seduto sotto il portico. Dopo qualche istante abbracciò Marì e ritornò in casa dopo averla rassicurata di incontrarsi la mattina seguente.
«Signora, desidera riposare o ha altri programmi per la serata?» chiese il distinto signore.
«La ringrazio, ma sono piuttosto stanca, vorrei solo mangiare qualcosa prima di andare in hotel.»
Il distinto signore sorrise. «Non ha bisogno di recarsi in alcun hotel. Lei è un’ospite. Io sono a sua disposizione fino a quando desidera. Se è d’accordo l’accompagno in una casa a sua disposizione. Se mi informa sulle sue preferenze le faccio preparare la cena.»
Marì lo guardò stupita. Lei era sempre stata abituata a servire la gente, dopo aver sentito quelle parole, a fatica si trattenne dal ridere.
«La ringrazio. Solo qualcosa di frugale.» lo rassicurò Marì. «Non so quale siano le vostre abitudini ma mi fido di lei.»
Il distinto signore annuì e la invitò a salire sull’automobile. Ci volle un’altra decina di minuti per giungere alla casa destinata a lei.
«Le faccio preparare qualcosa di caldo. Le va una zuppa con verdure?» chiese l’uomo aprendole la porta, consegnandole le chiavi e un telefono per ogni tipo di esigenza. «Troverà comunque il frigorifero ben fornito. L’ospitalità per noi è sacra. Di qualsiasi esigenza necessiti non esiti a chiamarmi, sono il primo numero nella lista.»
Quando la porta si richiuse non poteva credere ai suoi occhi. La casa era costituita da tre grandi stanze con una imponente scala di legno sul lato destro verso la zona notte. Nella sala accanto era in bella mostra un biliardo e un grande schermo simile a quello di un cinematografo. Un pianoforte, due chitarre e l’impianto audio erano a disposizione come se una band si fosse esibita il giorno prima. In un’altra stanza c’era una enorme cucina attrezzata dove un tavolone in legno dava un tocco di antico. Sulle pareti risaltavano stemmi, trofei, insegne e una grande vetrina con coppe e palle da baseball firmate.
Marì si stupì aprendo la porta finestra verso l’esterno dal lato opposto da dove era entrata: un grande portico con due sedie a dondolo, una rivolta verso l’altra, erano in bella mostra. Una strada di sassolini conduceva ad un laghetto poco distante protetto da aiuole e siepi. Riusciva a sentire il profumo fresco dell’acqua corrente. Oltre il giardino si stendeva un bosco ricco di vegetazione.
Dopo qualche minuto sentì bussare alla porta. Una signora vestita di bianco recante una grande cesta, dopo aver salutato, chiese il permesso di apparecchiare la tavola. Con diligenza approntò la cena. Le indicò il suo nome sul telefono raccomandando di chiamarla in caso di bisogno.
«Non credo di riuscire a mangiare tutto quello che mi ha portato.»
La signora sorrise. «Non si preoccupi, qui da noi niente va sprecato. Abbiamo tanti animali a cui farà piacere mangiare i suoi avanzi.» Dopo un leggero inchino si accomiatò.


 

 

 

 



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